Assisi romana

Pochi luoghi al mondo sono belli come Assisi, la città umbra celebre per le vicende, storiche e leggendarie, legate alla vita di san Francesco e santa Chiara.
Ma l’incanto di Assisi consiste anche nelle numerose e differenti opportunità che la città, ricca di storia, offre alla visita.

Collocata alle pendici del monte Subasio, al di sopra della pianura lungo la quale scorrono i fiumi Topino e Chiascio, Assisi seduce per le bellissime opere d’arte che conserva e per l’incanto della natura che la circonda.

Racchiusa tuttora nel cerchio delle mura romane, molto esteso e databile al II secolo a.C., la città ha conservato in gran parte la struttura antica, inglobata nell’impianto medievale che si è andato configurando negli anni in cui fu costruita la Basilica del Santo.

Assisi

Assisi

In quest’Assisi, così suggestiva e carica di spiritualità, oltre alle chiese medievali e agli edifici moderni che tutti conoscono e frequentano da secoli, si possono però ancora scorgere e scoprire le interessanti e, a volte, imponenti testimonianze materiali di epoca romana. Dal III secolo a.C., Asisium, centro umbro legato a Roma, fu infatti trasformato rispettando un grandioso progetto urbanistico, molto probabilmente concepito in forma unitaria già in età preromana e attuato da una classe dirigente locale entro il I secolo a.C..

Mausoleo, I secolo. Detto il Torrione

Mausoleo, I secolo. Detto il Torrione

L’impianto urbano dell’antica Assisi, ispirato alle città greche dell’Asia minore, presentava numerosi terrazzamenti artificiali tra i quali dominava quello centrale, ubicato nell’odierna piazza del Comune e identificato nel Foro romano. La terrazza superiore, la prima a essere stata realizzata, coincide invece con l’area intorno alla cattedrale di San Rufino, alle spalle della quale si erge ancora imponente un “torrione” in calcestruzzo, parte del monumento sepolcrale  di un tale Petronio, morto nel I secolo d.C..

Un monumento tra i più significativi dell’impianto romano, anche se conservato soltanto in minima parte all’interno di strutture moderne, è l’Anfiteatro. Realizzato all’inizio del I secolo con il finanziamento della matrona Petronia, il grandioso edificio ricopriva un’area di circa 6.900 metri quadrati ed era destinato ai combattimenti tra gladiatori e alle cacce alle belve.

Anfiteatro, I secolo.

Anfiteatro, I secolo.

L’anfiteatro si sviluppava in due ordini di gradinate in opera cementizia, ancora parzialmente conservate. L’originaria struttura ellittica è tuttora visibile tra il muro del giardino che delimita l’antica arena e gli edifici medievali ricavati nella cavea. Alcuni pilastri sono invece conservati nella SPA dell’albergo sistemato nell’ex Monastero di Santa Caterina.

Dal parcheggio in piazza Nuova si può raggiungere la Via Tecta, il passaggio romano del I secolo, lungo 180 metri, che collegava l’anfiteatro con strutture funzionali ai giochi e con la caserma dei gladiatori posta, verosimilmente, nei pressi della medievale abside della Cattedrale di San Rufino.

All’interno della stessa cattedrale è visibile la cisterna romana, ancora inglobata nel muro di terrazzamento nord-orientale della città e perfettamente conservata poiché riutilizzata come basamento del campanile medievale. La notevole struttura, costituita da un ambiente quadrangolare in opera quadrata di travertino con copertura a botte, è databile alla seconda metà del II secolo a.C..

L’acqua sorgiva proveniente dal Monte Subasio, veniva raccolta in un pozzo retrostante ed entrava nella cisterna attraverso la stretta e alta apertura ancora visibile sulla parete di fondo. L’acqua veniva poi fatta uscire dalla cisterna attraverso un canale di scorrimento che terminava in una vasca di distribuzione, attualmente visibile nella cripta del duomo stesso.

Poco distante dal duomo si conserva parte di una strada basolata del I secolo a.C. a ricordare la rete viaria, di notevole importanza, presente nella città.

Tempio di Minerva, I secolo a.C.

Tempio di Minerva, I secolo a.C.

Uno degli esempi più integri e leggibili dell’architettura sacra romana di Assisi è il Tempio di Minerva, che svetta maestoso in piazza del Comune. Databile all’ultimo quarto del I secolo a.C., il  tempio, di tipo esastilo corinzio, presenta colonne scanalate, poggianti su basamenti attici con cornice a dentelli. Dai fori realizzati per sorreggere le perdute lettere in bronzo, poste sull’architrave, è stato possibile desumere i nomi dei magistrati che ne curarono la costruzione, i fratelli Gneo Cesio Tirone e Tito Cesio Prisco, quattuorviri quinquennali.

Al di sotto del tempio si possono visitare i resti del Foro romano, realizzato nel II secolo a. C., contestualmente alla pianificazione della città romana di Asisium.
Si accede agli scavi da via Portica, passando per la cripta romanica dell’ex chiesa di San Nicolò “de platea”. Attraverso un corridoio rivestito da una pedana in vetro, che consente di apprezzare la sottostante pavimentazione originaria, si costeggia il muro di terrazzamento del tempio, lungo cui corre un’iscrizione monumentale che ricorda i lavori curati nel 30 a.C. dai magistrati supremi (quattuorviri) del municipio di Asisium.

Museo archeologico

Museo archeologico

I resti visibili comprendono anche il basamento del Tempio di Minerva, con le porte di accesso al pronao, una cisterna monumentale, un podio, con i seggi per i magistrati e un tempietto tetrastilo dedicato a Castore e Polluce.

Nella sala delle Volte sono collocate statue marmoree restaurate, tra cui quella di un personaggio maschile seminudo del I secolo d.C. rinvenuta negli scavi dell’area.

Per visitare ciò che rimane di alcune costruzioni a carattere residenziale di grandissimo interesse si possono raggiungere Palazzo Giampè e Palazzo del Cardinale, che si articolano tra via Sant’Antonio, piazza del Vescovado e via Sant’Agnese.

Sotto Palazzo Giampè, nel 2001, sono stati casualmente riportati alla luce i resti della cosiddetta Domus del Lararium, caratterizzata da un eccezionale stato di conservazione degli ambienti e delle decorazioni.

Domus del Lararium, I secolo.

Domus del Lararium, I secolo.

Edificata tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., la domus è composta da tredici ambienti con interessanti dipinti parietali e un peristilio del quale sono visibili le colonne in laterizio, alte 4 metri, e la ricca ed elegante pavimentazione a mosaico in tessere bianche e nere.

Le decorazioni delle pareti, relative al terzo stile pompeiano, sono molto belle e spettacolari. La parete nord di una sala conserva tuttora la fascia superiore di colore bianco, decorata con elementi architettonici e due pinakes, mentre la fascia intermedia, di colore rosso pompeiano in ottimo stato di conservazione, presenta al centro un riquadro raffigurante una coppia di coniugi distesi su di un letto, in atteggiamenti intimi.

In piazza del Vescovado si trova l’accesso alla cosiddetta Domus di Properzio, rinvenuta sotto l’abside della chiesa di Santa Maria Maggiore.

Domus di Properzio, I secolo.

Domus di Properzio, I secolo.

Datata al I secolo, la struttura dovette appartenere a una persona colta, molto ricca e amante dell’arte. È composta da tre ambienti comunicanti, due dei quali conservano importanti pavimenti e parti della decorazione parietale originaria. Adiacente ai tre ambienti è conservato un lungo tratto di un criptoportico con una nicchia decorata con tralci verdi, fiori rossi e uccelli dalle piume colorate.

Secondo alcuni studiosi la dimora appartenne al poeta Properzio, nato intorno al 50 a.C. ad Assisi, perché, su una parete del criptoportico è presente un graffito che afferma “domum oscilavi musae” che tradotto vuol dire “ho baciato la casa della musa”, identificata con quella della poesia e quindi associata al celebre e amato poeta assisiate.

All’interno del Monastero delle Clarisse di San Quirico, in via Giovanni da Bonino, si conserva infine il calidarium di un complesso termale, scoperto di recente. L’ambiente, rimasto il solo della struttura originaria, è di grande interesse per comprendere le abitudini dei cittadini di quest’antica città umbra, trasformata, in età romana, in fiorente municipio.

Claudia Viggiani