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Il restauro della Cappella Paolina in Vaticano

Il restauro della Cappella Paolina ha rappresentato probabilmente l’impresa più impegnativa mai affrontata dal Laboratorio Restauro Dipinti dei Musei Vaticani, non tanto per l’estensione delle superfici, quanto per la complessità dei problemi da affrontare dal punto di vista tecnico e per le scelte riguardanti la restituzione estetica finale. I sostanziali cambiamenti che la Cappella subì attraverso numerosi interventi manutentivi e di ridipintura, portarono alla scomparsa della memoria storica delle testimonianze stilistiche di vari pontificati. Le metodologie di restauro messe in atto per recuperare i raffinati rilievi in oro zecchino e “stucco romano”, sono state le più svariate ed hanno visto l’impiego di tecniche d’intervento dalle più tradizionali (pulitura chimica e de- scialbo meccanico) alle più attuali (impiego di ablatori ad ultrasoni e di apparecchiature laser) che in sei anni di lavoro hanno consentito il paziente, minuzioso recupero di tutta la valenza plastica originale degli stucchi che facevano da cornice agli affreschi cinquecenteschi. Cappella Paolina, veduta parete ingresso All’interno delle sontuose cornici in stucco dorato hanno preso nuova vita anche gli affreschi delle volte e delle pareti, opera di Zuccari e Sabbatini, il cui restauro ha previsto sia l’impiego di metodologie canoniche di pulitura eseguita con una soluzione di

Roma. La civiltà dell’acqua

Son io, quel che tu vedi con piena corrente premer le rive e fendere i campi pingui, il Tevere, fiume ceruleo, gratissimo al cielo. Qui nascerà la mia grande dimora, capo di eccelse città. Virgilio, Eneide, libro VIII Chiunque visiti Roma rimane colpito dai numerosi monumenti e dalle imponenti opere idrauliche che, connesse alla grande quantità di acqua presente nel territorio, caratterizzano da sempre il tessuto urbano e suburbano della città. La nascita e lo sviluppo di Roma, che nei secoli divenne la dominatrice incontrastata del Mediterraneo, è infatti legata alla sua felice posizione geografica, a diretto contatto con il fiume Tevere, nei pressi di località ricche di sorgenti naturali e in comunicazione con il vicino mare. Le popolazioni arcaiche che sin dalla prima età del ferro si insediarono nell’area, fondarono i loro villaggi sui colli presso la riva sinistra del Tevere all’altezza dell’isola Tiberina. Questa, facilitando l’attraversamento del fiume, rendeva possibile il collegamento fra l’Etruria e la Campania. Proprio alle pendici del colle Palatino, in seguito allo straripamento del fiume, si incagliò la cesta con i gemelli Romolo e Remo che nell’VIII secolo a.C., secondo la leggenda, fondarono Roma. Nei secoli successivi furono avviati importanti lavori che, manifestando la

Il Museo Hendrik Christian Andersen a Roma

Il Museo Hendrik Christian Andersen è uno straordinario esempio di casa atelier di un artista scultore della prima metà del Novecento. E’ un luogo appartato, lontano dai grandi flussi di visitatori, ma ricco di fascino e suggestione. Aperto al pubblico nel 1999, è ospitato nell’edificio progettato dallo stesso Andersen tra il 1922 e il 1925 e donato allo Stato italiano, insieme a tutto quanto in esso contenuto (opere, arredi, carte d'archivio, materiale fotografico, libri) alla sua morte nel 1940. La struttura, che adotta la tipologia della "palazzina con annesso studio di scultura",  si inserisce con gusto e armonia nella rete urbanistica della zona di nuova espansione edilizia, vicino al Tevere e subito fuori Porta del Popolo. Il villino, dedicato all’adorata madre Helene, all’esterno rispecchia  le scelte artistiche del proprietario che, in uno stile tra il Neorinascimentale e il Liberty, alterna stucchi e sculture a tutto tondo a decorazioni pittoriche di gusto floreale. L’interno invece, in modo razionale, suddivide la parte privata, nei piani superiori, dai due grandi atelier al piano terra: la galleria, o sala di rappresentanza per l’esposizione delle opere finite, e lo studio, o laboratorio per la modellazione delle forme; questi ambienti costituiscono il suggestivo scenario nel quale

Roma nel Quattrocento

Dopo il lungo trasferimento della corte pontificia ad Avignone, in Francia, nel 1377 Roma tornò finalmente a essere sede del papato. Ma solo qualche decennio più tardi, con l’elezione di un papa romano, Oddone Colonna, eletto nel 1417 con il nome di Martino V, la città tornò a essere la residenza, privilegiata e sicura, del pontefice e della sua corte. Problemi di diversa natura, ma intrecciati tra loro, si ponevano con urgenza a Martino V, in particolare la ricostituzione dello Stato pontificio, i rapporti con le potenze straniere, la riforma ecclesiale, la ridefinizione dei tributi ecclesiastici, la riorganizzazione degli uffici di Curia. Per il rafforzamento dello Stato pontificio il pontefice si dedicò al ristabilimento di ordine e pace nelle turbolente campagne romane e dall’altro nella sistemazione urbanistica ed edilizia della città, per la quale ordinò il restauro di numerose basiliche, tra le quali San Giovanni in Laterano, e dei ponti che attraversavano il Tevere. Nonostante Martino V avesse compreso quanto l’assetto urbanistico della città papale fosse importante per l’affermazione del proprio potere, la situazione viaria ed edilizia appariva però fortemente degradata. Uno storico seicentesco, al riguardo, scrisse che nel 1420 il nuovo papa «ritrovò la città così rovinata, che non haveva

L'”Auditorium” di Mecenate

Il ninfeo triclinio, conosciuto come Auditorium di Mecenate, è uno dei più interessanti siti archeologici di Roma. E' in questa aula che Mecenate organizzava i banchetti estivi o riuniva la cerchia dei poeti e intellettuali che affollavano la sua residenza sul colle Esquilino. Visita guidata martedì 3 dicembre ore 10,00 L’edificio, che originariamente aveva una copertura a volta mentre oggi è protetto da una moderna tettoia, è costituito da un’ampia sala rettangolare semisotterranea, conclusa da un’esedra semicircolare con una gradinata costituita da sette stretti scalini concentrici. Lungo le pareti si aprono delle nicchie rettangolari. La sala, ancora ben conservata, doveva essere parte di un più vasto complesso residenziale fatto costruire da Mecenate, celebre statista collaboratore di Augusto, che nel I secolo a.C. promosse l'operazione urbanistica di trasformazione dell'Esquilino da periferica zona cimiteriale a lussuoso quartiere di ville patrizie. Il poeta Orazio ricorda gli imponenti lavori di bonifica eseguiti da Mecenate che, divenuto proprietario dell’area, eliminò l’antico sepolcreto esistente all’esterno delle Mura Serviane, a cui la struttura si addossa, per creare una villa con dei rigogliosi giardini. Sicuramente vi sorgevano edifici di varia natura e valore, dei quali rimane oggi solo l’Auditorium. La caratteristica più evidente è la decorazione pittorica, risalente

I termini e i simboli della tradizione ebraica

Sèfer Tōrāh Con il termine Sefer Tōrāh (ebraico ספר תורה, pl. sefarim: libri) si identificano i rotoli su cui viene trascritta la Tōrāh. I Sefarim vengono solitamente custoditi all'interno dell'Haron HaKodesh, un particolare armadio che si trova in tutte le sinagoghe. Torah è un termine biblico che designa la dottrina impartita dai genitori ai figli, dai saggi agli ignoranti, dal sacerdote e dal maestro al popolo e da Dio agli uomini mediante i profeti. La dottrina religiosa che secondo la Bibbia fu impartita da Mosè al popolo d’Israele, si raccoglie nel Pentateuco, chiamato appunto dagli Ebrei Tōrāh, e più specificamente la Tōrāh scritta, per distinguerla dalla Tōrāh orale, che indica la tradizione rabbinica di interpretazione del testo sacro.I cinque libri della Torah sono suddivisi in 54 parashòt (plurale di parashà), una per ogni Shabbat dell'anno. Il Sèfer è un rotolo di pergamena scritto dal Sofèr utilizzando una penna d'oca e un inchiostro purissimo, la cui ricetta per la preparazione è antichissima. Il Sofer scrive anche le meghillòt, le mezuzòt e i tefillìn. La lettura pubblica del Sefer Torah avviene in presenza di almeno dieci Ebrei adulti (devono aver compiuto almeno tredici anni). Ogni capitolo viene anticipato nelle mattine del lunedì e del

Visita guidata a St. Paul’s Within the Walls

Giovedì 24 ottobre ore 9,30 La chiesa di San Paolo entro le mura fu la prima chiesa non cattolica edificata a Roma dopo l’unità d’Italia. Lo Stato Pontificio aveva infatti tollerato la presenza in città di altre confessioni religiose, ma non aveva mai permesso l’edificazione dei relativi luoghi di culto, le cui funzioni dovevano essere svolte all’interno delle ambasciate o in case private. A partire dal 1871, nel clima di libertà religiosa concessa dal nuovo stato laico, il reverendo americano Robert Jenkins Nevin  si impegnò tenacemente affinché la comunità anglicana americana avesse finalmente una chiesa che, secondo le sue intenzioni, doveva essere “di pietra in stile neogotico”. Campanile Anche la scelta del luogo dove sarebbe sorta, all’angolo fra via Nazionale e via Napoli, fu altamente simbolica e di certo non casuale.  Via Nazionale, concepita come collegamento fra la nuova stazione ferroviaria Termini e piazza Venezia, divenne l’asse viario preminente nello sviluppo della capitale, la strada più rappresentativa del  rinnovamento edilizio della "Terza Roma”, lungo la quale si sarebbero concentrati importanti edifici quali il Palazzo delle Esposizioni e la Banca d’Italia. Il 25 Gennaio 1873, festa della Conversione di San Paolo, fu posta la prima pietra della chiesa dedicata